di Fravel
Chaka era un alano enorme, tanto divertente quanto affettuoso. Nonostante la sua mole, si muoveva per la casa con la leggerezza di una ballerina di prima fila. Era nato nel poverissimo Mozambico, un Paese praticamente privo di animali domestici, non per lo scarso amore per gli animali domestici, ma per la scarsità di cibo addirittura per le stesse persone. Esisteva anche il fondato sospetto che i cani potessero rappresentare fonte di sostentamento. A dispetto di questo poco accogliente ambiente, la vita di Chaka era trascorsa fra gli agi di una villa con giardino e piscina, nutrito come un re e coccolato come un bambino viziato.
I suoi due padroni lo adoravano, ma a causa del loro lavoro erano costretti a cambiare luogo di residenza ogni quattro anni. Per Chaka venne quindi suo malgrado il momento di provare l’ebbrezza (e la paura) del volo, destinazione la più civile Spagna, in una casa ancor più confortevole della precedente.
Il tempo trascorre però inesorabile anche per i cani, anzi ancora più veloce, se è vero che un anno loro corrisponde a sette anni nostri. Alla scadenza del quadriennale periodo spagnolo, si stava prospettando un nuovo trasferimento, questa volta a Roma, non più in una spaziosa villa, ma in un più limitato appartamento, che non permetteva di certo la stessa libertà di movimento delle due precedenti dimore. Del problema si preoccupavano i due padroni, che presto sarebbero diventati tre per l’imminente nascita della loro primogenita.
Le discussioni erano ricorrenti e l’argomento sempre uguale, quanto irrisolto: è giusto che un cane di quella taglia sia costretto a vivere in un appartamento? L’alternativa era di parcheggiarlo nella casa spagnola dei genitori della padrona.
Nel frattempo, proprio a ridosso dell’imminente trasferimento, nacque Sofia. Ai nonni, che dall’Italia si precipitarono a conoscere la loro prima nipotina, la prima scena che si presentò fu oltremodo commovente: all’ombra di un enorme albero che la riparava dal feroce sole di luglio, nella carrozzina dormiva la piccola Sofia, sorvegliata come da un gendarme da Chaka, sdraiato a mò di stuoino sulla fresca erba del prato. Sembrava dicesse: “Non preoccupatevi, ci sono io a fare buona guardia e nessuno ve la tocca la vostra nipotina”.
La crescita della famiglia non cancellò il problema della prossima sistemazione di Chaka, anzi…. Una soluzione definitiva non era stata ancora presa, ma in cuor loro i due padroni (il terzo non era ancora in grado di dire la sua) non volevano separarsi da quello che era diventato un vero e proprio membro della famiglia.
Chaka sembrava avvertire la difficile situazione e forse per facilitare la soluzione, già pieno di acciacchi e con la sensazione di diventare, al pari di tanti vecchi umani, un peso per la famiglia che tanto gli aveva voluto bene, improvvisamente una notte chiuse gli occhi e decise di trascorrere un’altra vita nel mondo meno complicato degli animali. Una minuscola lapide da dieci anni lo ricorda nel giardino dove avrebbe probabilmente trascorso il resto della sua agiata “vita da cani”.
Polveroso, peloso, irruente e irreversibilmente famelico. No, non è un mostro, è il mio cane. Lei (sì, è una lei) si chiama Matilda e ormai vive stabilmente in casa mia da oltre tre anni. Matilda mi è parsa da subito come il cane perfetto: peloso (devo ancora comprendere se ci vede del tutto), bianconero (come la mia radicata fede calcistica) e soprattutto “donna”, esattamente come me. Di delicato e femminile questa meravigliosa massa pelosa possiede tuttavia veramente ben poco. Poniamo che vi inviti a casa mia (anzi, nostra). Matilda da brava massaia vi offrirà da subito un dono di benvenuto: un elefantino senza proboscide (a Matilda non è mai andata giù..chissà perché), un pipistrello gommoso di Halloween, un cioccolatino di Natale (li ha mangiati quasi tutti lei e le carte non sono mai state rinvenute), una patata (devo assolutamente toglierle dalla cesta sotto il lavandino), la custodia degli occhiali di mia nonna che abita al piano di sotto (prima o poi dobbiamo riportagliela), un topo peloso (che non ho mai approvato), un frisbee di Winnie de Pooh che Matilda ha sempre considerato troppo convenzionale. A questo punto sarete invitati ad accomodarvi sul divano ed è lì che avverrà la catastrofe! In men che non si dica vi ritroverete addosso una massa incolta di pelo che assolutamente incurante delle vostre resistenze e delle vostre suppliche vi calpesterà senza ritegno per arrivare là dove nessun cane abbia mai osato spingersi. Sì, Matilda ha questa strana abitudine. Desidera ardentemente appollaiarsi sulla testa dei miei ospiti. Niente di male se si trattasse di un chiwawa o di un pechinese. Ma Matilda pesa 16 chili! Alcuni si mettono a ridere, altri fanno domande, altri ancora hanno giurato di non rimettere mai più piede in casa mia (tra questi mia zia di Pegli), ma cosa ci posso fare, Matilda è così, è un po’ strana, forse un po’ indelicata e a tratti maleducata, ma è tremendamente dolce, generosa e affettuosa. Tante volte ho cercato di capire che cosa si nascondesse dietro questo suo gesto apparentemente insensato. Ebbene, non ne sono sicura, ma probabilmente si tratta di un inusuale modo per dirvi che siete persone speciali, persone da amare e apprezzare nella vostra letterale (ma per nulla scontata)…totalità!
Un attore nato. Siamo appena tornati dal veterinario perché se ne sta mogio nella sua cuccia, rifiutando il cibo e tremando come una foglia, ma Miele è sano come un pesce, non ha febbre o sintomi di sorta, ciononostante ha trascorso l’intera mattinata tremando impaurito. Il veterinario sembra divertito dalla situazione e dalla capacità di recitare di Miele, poi però si fa serio: “Faccia attenzione, perché con cani di questo tipo non si riesce a capire quando stanno male veramente. Un controllo è in ogni caso auspicabile”. Raccolgo il consiglio e me ne vado un po’ impensierito perché rifletto che una situazione simile si è verificata almeno un paio di volte. Dopo aver pestato un rametto di spini, ad esempio, rimase per più di un’ora con la zampa sollevata da terra, la teneva immobile e se la leccava in continuazione. Anche in quell’occasione non volle mangiare e deviava ogni mio tentativo di farlo giocare.
Nel 1991, quasi per gioco, io e il mio cane, una bella e intelligente femmina di pastore tedesco di nome Yara, ci iscrivemmo ad un corso di addestramento. Era abituata a vivere in appartamento e io volevo che mi seguisse senza timore nelle lunghe passeggiate domenicali nei boschi.
La prima volta che l’ho visto, trotterellava baldanzoso al guinzaglio… Non mi ha particolarmente stupito per la bellezza o la dolcezza tipica dei cuccioli, piuttosto per quel suo sguardo guizzante da birichino… Solo pochi mesi dopo avrei capito con quale selvaggia creatura avevo a che fare. Ho portato a casa questo trovatello vivace e indisciplinato che sapeva solo correre invece di camminare, che mangiava i fiori e le foglie cogliendole al volo, che giocava instancabile ma che non voleva assolutamente essere preso in braccio.
Susy ha tre anni ed è la mia sorellina minore. Sì perché non è “mia”, è di mia madre che si considera anche “sua” madre quindi noi siamo a tutti gli effetti sorelle. Quando è arrivata a casa Susy era così piccola che la foto che ho di lei sul cellulare mostra che copriva a malapena un decimo delle ampie piastrelle della nostra cucina-tavernetta-salone che insieme al cortile costituisce il suo regno. Susy ha un rapporto viscerale con mia madre che anche l’immenso amore che ha stabilito di regalarmi non riesce a superare, ma nei rari momenti in cui torno al’ovile, 48 or al mese mediamente, io divento il centro della sua vita. Quando si apre il cancello automatico che mi fa accedere al “suo cortile” impazzisce di felicità, si piazza sulla poltrona vicino alla porta a vetri e inizia ad abbaiare come una forsennata poi iniziano i suoi riti: mi assalta con un vorticoso piroettare della bella coda a pennacchio, pisciatina per dimostrarmi la sua emozione (per questo cerco sempre di incontrarla in cortile anziché in casa) leccate e baci e poi le corse , a un minimo accenno mio comincia a correre in tondi cerchi sempre più stretti fino a che ci incontriamo in una ripetuta lotta fatta di appostamenti, salti, morsi mentre io cerco invano di acchiapparla. E’ una volpina, e come una piccola volpe furba e lesta, con i suoi ancestrali imperscrutabili riti che si concludono sempre con la sua ineluttabile vittoria.
La nostra storia comincia così: io sposa che mi trasferisco per amore, la lontananza dai miei cari mi rende triste e sconsolata. Un marito sempre impegnato col suo lavoro che non riesce a trovare tempo per me. Un giorno, dei conoscenti dicono di avere l’ennesimo cucciolo in giardino a causa della loro cagnolina che torna puntalmente gravida. Vivendo in campagna, lasciata sempre libera e non curata è il minimo che può succedere; ma il mio Whisky era di troppo e rischiava una brutta fine. Lo porto a casa il 14 febbraio di 3 anni fa, piccolo, troppo piccolo: 1 mese e 15 giorni; si dimostra subito un velocista estremo con un carattere forte e allegro allora intraprendiamo l’Agility, uno sport cinofilo grandioso, Whisky stà diventando un campione eccezionale ma ecco il primo ostacolo: displasia delle rotule NON PUò PIù CAMMINARE! Operazione e inattività per 2 mesi, Whisky piomba nella confusione più nera, diventa un cane aggressivo e pauroso, è un problema portarlo anche solo a fare una passeggiata, se non si spaventa lui, è lui ad aggredire persone e animali, la mia preoccupazione si trasforma in disperazione, non so più cosa fare. Io, persona poco paziente e dal temperamento iracondo, sono costretta a rivedere il mio modo di affrontare il mondo, comincia la nostra crescita e il mio studio: non voglio sbarazzarmene come qualcuno ha suggerito, devo trovare il modo di farmi capire! I giorni che abbiamo passato sono stati pieni di angoscia, una vera spada nel cuore. Il mio cagnettino turbo trasformato in un esserino insicuro, pauroso, apatico e aggressivo. Non siamo ancora riusciti a riprendere il nostro sport. E’ trascorso un anno ma stiamo facendo passi da giganti, non molleremo, lui è il mio compagno! terrò duro per lui! mi stà insegnando ad essere una persona che non avrei mai pensato di poter diventare. I suoi problemi hanno cambiato la mia vita: diventerò istruttore cinofilo. Forza Whisky non mollare, stai andando alla grande e ti sarò sempre accanto!